FRATTURE DA STRESS

Siamo tutti a conoscenza di come lo stress possa influenzare il nostro fisico e come possa manifestarsi a livello somatico. 

In questo articolo ho deciso quindi di parlarvi dello stress sotto un punto di vista diverso da quello di cui sentiamo parlare solitamente: ho deciso di parlarvi di uno stress di tipo “meccanico”, e di farvi conoscere un tipo di fratture che forse non sono così note quanto invece la frequenza con cui accadono: le fratture da stress! Pensate che in uno studio condotto sugli infortuni dei runners professionisti, il 21% di questi infortuni era una frattura da stress. 

Le fratture da stress, talvolta indicate anche come fratture da fatica, sono lesioni ossee parziali o, meno frequentemente, complete, che colpiscono in particolare chi pratica in modo continuativo un’attività sportiva molto intensa. 

Come nasce una frattura da stress? In generale si ha una frattura quando un carico, di una certa intensità e applicato in una certa direzione, supera la resistenza di un osso (parliamo delle fratture traumatiche), ma si può avere una frattura anche quando è la resistenza stessa dell’osso a diminuire, e in questo caso basta quindi anche un carico meno intenso per generare una frattura. Solitamente all’interno del tessuto osseo co-esistono, in ogni momento, un’attività detta osteoclastica, che causa una distruzione del tessuto osseo, e un’attività detta osteoblastica, che causa neoformazione di tessuto osseo. L’equilibrio tra queste due attività può essere modificato da vari fattori, e se questo equilibrio si sposta nella direzione di una maggiore attività osteoclastica, allora avremo come conseguenza una minore resistenza dell’osso e una maggiore predisposizione a fratture:

  • A seconda dell’età si ha prevalenza di una o dell’altra attività, in particolare salendo con l’età prevale l’azione degli osteoclasti con erosione del tessuto osseo, uno dei motivi che rende le ossa degli anziani più fragili. 
  • Le forze di compressione sull’osso, che si ottengono tramite il carico, per esempio con l’allenamento di forza con pesi (di cui abbiamo parlato nella rubrica sulla famiglia) incrementano l’attività degli osteoblasti rendendo quindi l’osso più forte. (ecco perché l’allenamento con pesi può essere molto utile per cercare di bilanciare, negli anziani, la fisiologica maggiore attività di erosione ossea)
  • Le forze di tensione, che si generano sull’osso con i movimenti dati dalla contrazione muscolare, incrementano l’attività degli osteoclasti con conseguente erosione del tessuto osseo. 

In condizioni fisiologiche, e con un allenamento corretto, le forze di compressione e di tensione saranno ben bilanciate e non potranno generare alterazioni nell’equilibrio di distruzione/formazione di tessuto osseo; tuttavia in caso di allenamento non correttamente bilanciato e/o in caso di presenza di fattori intrinseci dell’atleta, come disfunzioni muscolari, età, sesso ecc.., vi potranno essere degli squilibri che porteranno ad una prevalenza delle forze di tensione, con un aumento dell’attività di erosione ossea e maggiore rischio di frattura. 

3 sono i fattori di rischio maggiormente identificati: 

  1. Fattori muscolari: in particolare una variazione eccessiva qualitativa e/o quantitativa del carico allenante, che porti ad un eccessivo affaticamento muscolare: poiché un muscolo affaticato non è più in grado di ammortizzare i carichi vi è un aumento delle forze di tensione ad impatto sull’osso. In particolare poi, quando sono compiuti movimenti ripetitivi con grande frequenza, anche se a bassa intensità, oltre ad avere sempre affaticamento muscolare, in più le forze di tensione si concentreranno in un punto preciso dell’osso, amplificando il processo di erosione ossea in quel punto che sarà sede della frattura da stress;
  2. Sesso: le donne con oligomenorrea (anche se ancora non è chiara l’associazione tra turbe mestruali e osteoporosi) presentano un rischio sei volte maggiore rispetto agli uomini; la contraccezione orale sembra essere un fattore di protezione notevole, dimezzando il rischio se si assume la pillola da più di un anno. L’unico vantaggio delle donne rispetto agli uomini sembra essere che la frattura da stress in genere guarisca in un tempo che è circa la metà;
  3. L’età: come abbiamo già accennato prima, un’età più avanzata favorisce le fratture da stress. 

Diversi studi hanno mostrato come le persone maggiormente interessate dalle fratture da stress siano: atleti, militari, soggetti con insufficienza ossea (dovuta ad osteoporosi o altre cause come trattamenti farmacologici a base di cortisonici o chemioterapici), bambini e adolescenti. 

Circa le sedi più colpite non esiste una precisione assoluta ma si può affermare che la tibia, i metatarsi e le altre ossa tarsali del piede rappresentano almeno l’80% delle lesioni. Perone, femore, calcagno e pelvi seguono con percentuali decisamente inferiori. 

Spesso le fratture da stress sono precedute dalle cosiddette “stress reactions”, condizioni legate a una risposta fisiologica iniziale e reversibile dell’osso, evidenziate dalla risonanza magnetica, in cui il paziente lamenterà dolore da carico più o meno intenso ma senza una rima di frattura vera e proprio. Nel mondo sportivo amatoriale le stress reactions hanno più importanza delle vere e proprie fratture da stress : il motivo è dovuto al fatto che lo sportivo amatoriale, a differenza del professionista, in presenza di un dolore non trascurabile e continuo durante l’esercizio è portato a fermarsi, o comunque a ridurre notevolmente il carico, accelerando il processo di guarigione senza arrivare alla frattura; solo pochi (per fortuna) continuano l’attività sportiva imbottendosi di antidolorifici, comportandosi come un professionista che non può mancare all’appuntamento sportivo, e arrivando quindi alla frattura da stress vera e propria. 

Il sintomo classico di una frattura da stress è il dolore, che inizia spesso modestamente per arrivare progressivamente ad un’intensità tale da impedire il gesto atletico nel giro di 2 o 3 settimane. Generalmente il dolore è localizzato, ma può anche essere diffuso e variare a seconda degli stadi di evoluzione della frattura. La diagnosi non è facile, più che altro perché gli strumenti di indagine clinica, radiografia e risonanza magnetica, non danno risultati certi nelle prime fasi, come si può immaginare dallo sviluppo che abbiamo detto avere la frattura da stress, ma solo dopo un periodo di tempo non trascurabile.

Il trattamento acuto di una frattura da stress dipende dalla sede e dalla sua gravità. Si va dal semplice riposo con biostimolazione e ultrasuoni all’applicazione di un apparecchio gessato, fino all’intervento chirurgico (in casi gravi che sono però molto rari e in sedi molto particolari come rotula o il V metatarso).  Nella maggior parte dei casi risulta sufficiente un trattamento conservativo, riposo di 4-6 settimane, con ricorso a stampelle per evitare di caricare l’osso fratturato, e controllo radiografico periodico per valutare lo stato di consolidazione della frattura. Poi si affronterà un percorso di riabilitazione con il fisioterapista volto al recupero del movimento articolare perso a causa dell’immobilità, al recupero della forza muscolare, e inoltre si cercheranno di indagare le cause alla base della frattura per impostare un programma di esercizi centrato sul migliorare quei fattori che sono stati la causa della frattura e prevenire recidive. 

Dott. ssa Ilaria Cortinovis

Fisioterapista

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